Blog dell'Efficientamento Energetico per le Aziende

Best practice per piccoli interventi di efficienza energetica

[fa icon="calendar"] 19/12/18 14.05 / da Massimo Biondani

Massimo Biondani

best practice efficientamento energetico

Oltre all’adozione di impianti tecnologici più evoluti ed efficienti per la produzione e il consumo di energia, le imprese possono realizzare interventi semplici e di basso impatto economico per promuovere l’efficienza energetica. Qui trovate qualche consiglio.
L’adozione di misure per l’efficienza energetica nelle imprese prevede percorsi differenti, in funzione del settore di attività e della dimensione aziendale. In generale le aziende manifatturiere richiedono interventi di efficientamento più complessi, rispetto alle aziende che operano nel terziario, perché negli stabilimenti produttivi vi sono molti utilizzi dell’energia e differenti vettori energetici.
Oltre alle misure “strutturali” relative alla sostituzione di impianti e tecnologie, vi sono alcuni accorgimenti e interventi di basso impatto economico che consentono di efficientare l’esistente, evitando sprechi e diminuendo i consumi. Si tratta di aggiustare cattivi funzionamenti dei macchinari (non bisogna dimenticarsi che anche un motore nuovo può risultare inefficiente se mal utilizzato!), effettuare interventi di manutenzione, ritarare alcuni parametri, aggiungere piccoli componenti.
Ancora, semplicemente, adottare buone abitudini come lo spegnimento dei macchinari in stand-by. Nelle Pmi, in particolare, si nasconde un grande potenziale di risparmio energetico raggiungibile con piccoli interventi, che può variare in media da qualche punto percentuale fino al 20%.

Per far emergere le inefficienze e capire da dove iniziare è fondamentale svolgere un’analisi approfondita che misuri e valuti i consumi di energia elettrica e calore relativi a tutti i processi, confrontandoli con i benchmark di settore
Si tratta della Diagnosi Energetica: le grandi imprese e le aziende energivore sono obbligate per legge (Decreto Legislativo 102/2014) a svolgere una diagnosi energetica da aggiornare ogni 4 anni.Anche per le aziende che non rientrano in queste categorie è comunque indicato un audit energetico, richiedendo la consulenza di una società ESCO (Energy Service Company) o di un Esperto in Gestione Energia (EGE).

Efficientamento dell’esistente

Prima di decidere di sostituire un macchinario o un impianto è opportuno fare un’analisi che consideri i costi/benefici per determinare in quanti anni esso verrà ammortizzato.
Parallelamente bisogna verificare se le inefficienze riscontrate dipendono da un uso sbagliato o dalla scarsa manutenzione.
Ecco qualche esempio di piccolo intervento per migliorare l’efficienza alla portata di tutti:
  • Pulizia degli scambiatori dei frigoriferi o dei condizionatori
  • Corretto isolamento di tubi e raccordi nella centrale termica o dei tubi di ricircolo dell’acqua calda sanitaria.
  • Applicare una regolazione sulle lampade dimmerabili
  • Spegnimento automatico degli impianti di climatizzazione all’apertura delle finestre
  • Applicare pellicole riflettenti alle superfici vetrate.
Anche nelle situazioni in cui può rivelarsi sufficiente efficientare l’esistente con un piccolo intervento, per essere sicuri di centrare gli obiettivi bisogna intervenire dopo il censimento degli usi energetici che è alla base dell’audit energetico, suddiviso per reparti e locali, con la misurazione dei consumi per ciascun impianto.

Agire sui tempi di stand-by

I tempi di stand by dei macchinari elettrici sono spesso sottovalutati come fonte di spreco. Mantenere parzialmente accesi i macchinari elettrici anche nelle ore di inattività permette di velocizzare i tempi di accensione alla ripresa dell’attività lavorativa. Purtroppo, però, ci sono anche degli svantaggi: lasciare le macchine in stand-by quando non servono non solo fa consumare di più, ma innalza la curva di carico dell’energia elettrica, con la conseguenza di fare alzare il prezzo del contratto con il fornitore.

Attraverso l’analisi della curva di carico di ogni macchinario, è possibile riorganizzare i tempi di stand-by. Non solo si può decidere di spegnere alcune macchine quando non vengono utilizzate, ma si può anche decidere di azionarle in successione anziché tutte insieme, contribuendo proprio ad abbassare il profilo di carico complessivo. La riduzione dei tempi di stand by può portare a risparmiare il 20% sui consumi di elettricità dei macchinari.

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Categorie: Efficientamento Energetico

Massimo Biondani

Scritto da Massimo Biondani

Esperto in impianti di generazione calore, caldaie industriali e generatori di vapore. Ha sempre lavorato nel settore dei generatori di calore da subito come progettista di generatori di vapore e ora come responsabile tecnico e di prodotto nella divisione Viessmann industriale.